Intervista all'architetto Maurizio Pappalardo

Quando è nato lo studio e di cosa si occupa principalmente?
Lo studio mp2a, è nato in tempi recentissimi ed esattamente nell’agosto 2010. Siamo tre soci, l’arch. Romina Fava, l’ing. Silvia Andreussi ed io e proveniamo da esperienze molto diverse soprattutto per la differenza anagrafica. Ci siamo conosciuti durante la collaborazione nello Studio Sartogo Architetti Associati ed abbiamo intrapreso insieme questa avventura. Ci occupiamo di progettazione architettonica con una particolare attenzione alla ecosostenibilità e alla tecnologia, senza che diventi però elemento vincolante o esercizio sterile. Il nostro obiettivo è realizzare dei progetti belli che funzionino bene.
Quale filosofia ispira la vostra progettazione degli spazi?
Nelle nostre intenzioni c’è naturalmente il desiderio e lo sforzo di interpretare il genius loci. Con quest’ottica stiamo realizzando due progetti in due scenari molto particolari.
Il primo, che è nello stato più avanzato di progettazione, è un complesso residenziale composto da quattro edifici nella Maremma. Siamo in un luogo prospiciente l’Argentario, non molto lontani dalla cantina l’Ammiraglia dei Marchesi Frescobaldi, che ho seguito come responsabile della progettazione e dell’esecuzione per l’arch. Sartogo. L’elemento chiave del progetto è il paesaggio, che dialoga con l’edificio in una sinergia reciproca, dove interno ed esterno si compenetrano attraverso immagini e suggestioni, realizzando una serie di luoghi dai quali la percezione dell’intorno è in armonia con il cuore dell’edificio. Pur mantenendo elementi tradizionali, come la capriata in legno, l’edificio si connota per la sua componente tecnologica ed innovativa.
Il secondo progetto è situato in uno dei posti più belli delle Dolomiti, vicino a Bolzano. Anche in questo caso siamo in uno scenario spettacolare, dove le montagne sono da contorno ideale per la visione del luogo creata dall’architettura.
Quale approccio è abituato ad avere nella selezione di materiali e finiture?
Attraverso i materiali, le finiture e le tecniche costruttive la sensazione del luogo si esprime nella ricerca di un’estetica minimale e tecnologica, sempre rivolta verso le persone che vivono e attraversano gli ambienti. L’impressione dei luoghi di vita, pur nel la loro essenzialità, dovrà, caso per caso, rispecchiare la sensibilità del committente e convivere con il sito.
Quale percorso formativo ha seguito prima dell’attività professionale?
Durante gli studi universitari ho sentito la necessità di lasciare l’Italia. Forse perché sono di Trieste mi sono sentito attratto dal Nord Europa. Ho completato gli studi in Germania, alla Tecnische Hochschule di Darmstadt realizzando una tesi con tema il progetto della nuova stazione centrale di Mannheim.
Pochi giorni dopo la mia laurea ho avuto la fortuna di collaborare con Stephan Braunfels di Monaco allora impegnato in due opere molto importanti, la Pinacoteca del Moderno di Monaco e gli edifici del Bundestag di Berlino.
Dopo un anno ho iniziato un lungo rapporto professionale con Guido Canali durato più di otto anni. Dopo tre anni sono tornato a Roma e per un anno ho collaborato con Massimiliano Fuksas come responsabile della progettazione per diversi progetti. Sono stato poi richiamato da Guido Canali e per lui, nello studio di Parma, ho seguito numerosi progetti e partecipato come progettista a diversi concorsi. Nel 2005 sono tornato a Roma e ho collaborato con Piero Sartogo.
Sono stati anni molto intensi e faticosi ma ho avuto la fortuna di avere dei grandi maestri che mi hanno insegnato molto e mi hanno dato l’opportunità di affrontare la libera professione con molta serenità. Mi hanno dato l’opportunità di lavorare in grande autonomia e di acquisire familiarità con diversi temi progettuali.
Intervista realizzata da Elisa Montalti nel mese di aprile 2011.
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